Le idee di don Bosco sull’educazione e sull’insegnamento e la missione attuale della scuola

Il titolo è quello di un preziosissimo opuscolo di don Francesco Cerruti, scritto nel 1886, due anni prima della morte di don Bosco. La cosa migliore è quella di riportare un lungo passo in cui, con accenti accorati, don Bosco parla della sua concezione della scuola e del fatto che purtroppo non è riuscito a farsi capire neanche al termine della sua vita.

Circa la discordanza fra l’aspetto teorico del cattolicesimo e la sua osservanza pratica, don Bosco diceva:

“La causa è una sola, essa sta tutta nell’educazione pagana che si dà generalmente nelle scuole. Questa educazione, formata tutta su classici pagani, imbevuta di massime e sentenze esclusivamente pagane, impartita con metodo pagano, non formerà mai e poi mai, ai giorni nostri segnatamente in cui la scuola è tutto, dei veri cristiani. Ho combattuto tutta la mia vita, seguitò don Bosco con accento di energia e di dolore, contro questa perversa educazione, che guasta la mente ed il cuore della gioventù ne’ suoi più begli anni: fu sempre il mio ideale riformarla su basi sinceramente cristiane. A questo fine ho intrapreso la stampa riveduta e corretta dei classici latini profani che più corrono per le scuole; a questo fine incominciai la pubblicazione dei classici latini cristiani, che dovessero con la santità delle loro dottrine e dei loro esempi, resa più vaga da una forma elegante e robusta ad un tempo, completare quel che manca nei primi, che sono il prodotto della sola ragione, render vani possibilmente gli effetti distruttori del naturalismo pagano e riporre nell’antico dovuto onore quanto anche nelle lettere produsse di grande il Cristianesimo. Questo, in una parola, è lo scopo a cui ho costantemente mirato in tutti quei molti avvertimenti educativi e didattici, che diedi a voce e per iscritto a’ Direttori, maestri ed assistenti della Pia Società Salesiana. Ed ora vecchio e cadente me ne muoio col dolore, rassegnato sì, ma pur sempre dolore, di non essere stato abbastanza compreso, di non aver pienamente avviata quell’opera di riforma nell’educazione e nell’insegnamento, a cui ho consacrato tutte le mie forze e senza cui non potremo giammai, lo ripeto, aver una gioventù studiosa schiettamente ed interamente cattolica”.

L’autore, Francesco Cerruti, a proposito dell’aspetto formativo della scuola, precisa anche: “Sarebbe ben ingenuo chi credesse bastare a tal effetto quell’una o due ore settimanali di catechismo; questo non equivarrebbe ad altro che ad un bicchier di vin buono in una botte d’aceto. Lo spirito religioso del giovane, osserva lo stesso protestante Keratry, non si forma che con la continuazione d’un insegnamento, in cui la divina legge sia ovunque diffusa” .
Dalle affermazioni di don Bosco e dalle riflessioni di don Cerruti è facilmente arguibile che essi intendevano la funzione della scuola e dell’insegnamento come finalizzati alla formazione di una mentalità fondamentalmente indirizzata verso principi che si rifanno ai dettami evangelici, criticamente aperta e capace di giudizi non monoliticamente orientati.